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Intervista alla Psicologa: Importanza della Comunicazione Medico-Paziente

Proseguiamo questa settimana con un’altra interessante intervista. Questa volta la persona coinvolta è la Psicologa Psicoterapeuta Nunzia Di Tommaso che lavora presso il Centro di psicoterapia e psicologia clinica Centro Sinergia a Milano. Abbiamo chiesto alla Dottoressa Di Tommaso di chiarirci alcuni aspetti fondamentali del rapporto e della comunicazione tra medico e paziente, portandoci anche dei dati scientifici a supporto della sua tesi.

Analizziamo oggi questo aspetto che permetterà al medico di avere una panoramica più precisa dei vantaggi che può avere, semplicemente modificando il proprio modo di comunicare.

1)Dottoressa Di Tommaso, quanto influisce l’emotività nella scelta del medico?

I fattori emotivi sono fondamentali in qualunque contesto e a maggior ragione in quelle condizioni di vulnerabilità fisica quali quelle che ci spingono a richiedere l’aiuto di un professionista della salute. I pazienti manifestano la necessità di essere accolti non solo da un punto di vista biologico, ma anche umano. Come per tutte le relazioni anche al di fuori dallo studio medico, siamo portati a scegliere chi è in grado di ascoltare i nostri bisogni. Gli utenti sceglieranno dunque con una tranquillità maggiore il professionista che, oltre alla competenza, sappia mostrare comprensione della persona e non soltanto del sintomo, che sia in grado di “prendersi cura” di loro nel senso più completo del termine, senza escludere le variabili psicologiche sottese alla richiesta, che non minimizzi l’ansia riportata ma sia in grado di elaborarla insieme al paziente.

2) Quanto incide sulla relazione medico-paziente il primo incontro e il tempo dedicato all’aspetto personale (privato) del paziente?

Il primo incontro è molto importante per creare le basi di una buona aderenza terapeutica e buona parte di questo andrebbe dedicato all’ascolto partecipe delle problematiche presentate. Ci sono diverse modalità per effettuare una buona raccolta anamnestica in grado di guidare il professionista lungo il percorso di cura, la variabile da tenere principalmente in considerazione è ricordarsi di avere a che fare con  persone e non con numeri o  liste di patologie.

Non è necessario scendere nei dettagli degli aspetti personali del paziente o indagare la sua vita privata, cosa che potrebbe anche essere da questi  addirittura considerata come fuori luogo. Ma è importante rappresentare una guida, concedendo il giusto tempo per il colloquio e utilizzando quanto più possibile domande aperte  per raccogliere i dati utili alla diagnosi e al piano di intervento. A livello comunicativo assistiamo spesso ad interventi non completamente adeguati: utilizzare un tono irritato (“Le devo sempre ripetere che…”), eccessivamente paternalistico (“Mi deve promettere che…Faccia il bravo!”), pseudorassicurante o svalutante (“Perchè mai continua a preoccuparsi?”), punitivo (“Come ha fatto a pensare che…?Come fa a non capire che…?), può essere controproducente e rappresentare un elemento di precoce interruzione della relazione medico-paziente. E’ importante inoltre accertarsi che la restituzione clinica sia ben compresa e condivisa, al fine di facilitare un’alleanza terapeutica fondamentale per la prosecuzione delle cure.

3) Dividendo i pazienti per target di età (bambino, adulto, anziano), come cambia la percezione del medico?

Come dicevo prima, la condizione di asimmetria percepita dal paziente e la vulnerabilità determinata dalla patologia sono gli aspetti emotivi che permeano i primi contatti medico-paziente. Chiaramente tali vissuti sono tanto maggiori quanto più ci si collochi in categorie di effettiva debolezza, quali quelle di elevata gravità patologica o relative all’età geriatrica e infantile. E’ utile dunque porre un’attenzione maggiore agli aspetti emotivo relazionali del paziente in maniera direttamente proporzionale al grado di vulnerabilità presentata, tenendo conto dell’età, del livello psicosociale e della gravità del quadro clinico.

I pazienti “difficili” sono quelli che generano più vissuti emotivi negativi anche nello stesso clinico, tuttavia l’impasse può essere facilmente superata dedicando tempo e attenzioni maggiori agli aspetti umani della relazione. Utile anche il coinvolgimento, laddove fosse possibile, dei familiari dei bambini e degli anziani come fattore protettivo di contenimento e condivisione.

4) Che importanza ha il rapporto che si instaura con il personale di studio? Potrebbe influire sulla scelta del medico?

Certamente. Entrare in un ambiente accogliente sia dal punto di vista relazionale (gentilezza, sorriso, puntualità, attenzione, calma) che fisico (buona qualità degli ambienti di studio, stanze  accoglienti, ordinate ma non “fredde”) aiuta l’utente a sentirsi a proprio agio ed è un buon punto di partenza.  Un punto di partenza che non può chiaramente prescindere dalla competenza, dalla professionalità e dalle capacità cliniche e relazionali del medico, che faranno il resto.

5) Che peso hanno la comunicazione e la professionalità del rapporto tra medico e paziente?

La buona comunicazione è parte integrante della capacità e della professionalità del medico, tali variabili non possono essere valutate separatamente poiché sono intrinsecamente correlate. Cosa potrebbe farsene il paziente di un’enorme competenza scientifica teorica correlata da grandi paroloni a lui incomprensibili, se fosse portato a non cominciare, o  a interrompere precocemente il trattamento a causa dell’ assenza di capacità comunicative da parte del clinico?

Studi scientifici basati su evidenze cliniche hanno dimostrato che l’aderenza terapeutica, intesa come la disponibilità ad accettare un presidio medico e a trarre da questo il maggior giovamento possibile, è fortemente influenzata dall’utilizzo di tecniche comunicative efficaci. In ambito medico odontoiatrico (Medicina 2.0), ad esempio, un’analisi scientifica degli studi svolta nel 2007 su un campione ampio (21.656 esaminati) ha sottolineato quanto il mantenimento di un approccio positivo, collaborante e persuasivo nella relazione medico-paziente possa influenzare la buona riuscita del trattamento nel corso di tutta la sua durata (O’Keefe DJ, Jensen JD. The relative persuasiveness of gain-framed and loss-framed messages for encouraging disease prevention behaviors: a meta-analytic review. J Health Commun 2007 Oct-Nov; 12: 623-44.)

L’intera comunità medica sta prendendo consapevolezza di tali evidenze, cito ad esempio L’ordine Provinciale dei Medici chirurghi e degli odontoiatri di Genova, che ha stilato in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Liguria la “Carta della Buona Comunicazione” uno strumento utile in grado di guidare in maniera efficace l’interazione medico-paziente.

6) Negli ultimi anni, la possibilità di reperire informazioni sui social network ha influito molto sulle decisioni del paziente?

Indubbiamente i social network rappresentano attualmente un’importante fonte divulgativa, soprattutto per il target di popolazione incluso tra i 20 e i 40 anni. Ciò rappresenta una sorta di amplificazione delle informazioni a disposizione e delle possibilità di scelta dell’utente, onda che è importante saper gestire a livello mediatico dai clinici.

Da una parte infatti si può assistere ad un passaparola di enormi proporzioni, con delle ricadute positive a livello di visibilità e accesso, dall’altra una singola esperienza negativa o una cattiva gestione della pagina del Centro, ad esempio, può generare la perdita di un vasto bacino di utenza.

Nel corso delle prime visite inoltre spesso si rende necessaria da parte dei medici una scrematura delle troppe informazioni pseudoscientifiche portate dai pazienti, che frequentemente si affidano a fonti poco autorevoli in ambito clinico.

Del resto l’influenza dei social network è attualmente un dato di fatto e sarebbe anacronistico un approccio che non tenga conto dell’importanza di un mezzo di comunicazione ormai entrato a far parte, nel bene e nel male, a pieno titolo nella nostra vita.

Il contributo della Dottoressa Di Tommaso vuole essere una prima provocazione per farvi fermare a pensare al modo di comunicare che state utilizzando, alle infinite possibilità di cambiarlo per trarne beneficio in termini di riconoscimento professionale e umano. Utilizzare questo canale come strumento di marketing potrebbe essere davvero una strategia efficace. Cosa ne pensate? Attendo i vostri preziosi commenti.

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